stadio-diego-armando-maradona-il-mio-napoli© SSC Napoli

Lavezzi: “Amo Napoli e i suoi tifosi. E’ stata un’esperienza unica per me”

L’attaccante argentino rimarrà sempre nel cuore dei tifosi azzurri

Ezequiel Lavezzi, meglio noto come il “Pocho”, si è raccontato ai microfoni di Sky Sport: “Ho smesso a 34 anni perchè mi era passata passata la voglia di giocare, sono arrivato a un punto in allenamento a pensare: “Che cavolo sto facendo qui?”. Avevo ancora delle proposte per giocare in Europa, America e Argentina, ma credo fosse arrivato il momento di dire basta. Tornare in Italia? C’è stata la possibilità, ma a Napoli ho fatto la storia, non sarei andato a giocare in un’altra squadra in Serie A. I momenti che ho passato lì sono stati bellissimi e quei ricordi restano. L’Italia è un Paese che stimo tantissimo. Non sono mai stato richiamato dal Napoli per un eventuale ritorno. Voglio tanto bene alla città di Napoli, è un rapporto di amore che dura ancora dopo tanti anni ed è speciale. A Napoli è stato tutto speciale, una grande esperienza. E’ stata la prima squadra in Europa dopo i miei esordi in Argentina. Per me Napoli rappresenta una grande tappa della mia carriera, sono stato sempre sincero con i tifosi e perciò mi amano ancora. Il coro che mi riservavano i tifosi è una sensazione unica, sono cose sempre belle queste. Non potevo andare in giro a Napoli, era difficile, al massimo la sera. C’è stato un rapporto genuino tra me e Napoli. Il segreto è questo: mi hanno apprezzato come un napoletano. Ho avuto il rispetto di una città che mi permetteva di essere felice giocando a calcio.

Maradona? Parlare di Diego significa parlare del calcio. La gente mi ha apprezzato, ho sempre cercato di dare il massimo. Quando l’ho potuto fare, ho dato del mio meglio. Quando ho saputo della morte di Diego ero dispiaciuto, veder finire così la sua vita è stato un brutto. Non sono qui per giudicare nessuno, mi dispiace che sia morto così giovane. Il coro che mi riservavano i tifosi uguale a quello di Diego? Una sensazione unica, essere riconosciuti da una città in questo modo è sempre bello. Uscire era un po’ difficile (ride, ndr). Il paragone con Diego può essere solo perchè entrambi siamo argentini. L’addio al Napoli? Ci eravamo messi d’accordo con il presidente. È stato un anno dove avevo bisogno di prendere aria e cambiare ambiente anche per questioni familiari e per il rapporto con mio figlio. Mio figlio gioca al Rosario Central, in Argentina. Deve dimostrare ancora tanto, ma tecnicamente è più forte di me. Mi piacerebbe che sia felice. Giocare a calcio oggi lo rende felice e io sono contento. Ai tempi non sono riuscito a vivere completamente la città. Juventus? Non sarei mai andato. Inter? C’è stato qualcosa, ma ho deciso di non andare e trasferirmi in Cina”.