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Juan Jesus parla di razzismo ai bambini e si commuove: “Quello che è successo a me è una brutta cosa”

Redazione
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Juan Jesus, difensore del Napoli, ha partecipato a un allenamento di una squadra speciale composta da bambini rifugiati. Mentre parlava ai piccoli del razzismo nel calcio, il giocatore si è commosso: “Prima di tutto voglio essere esempio per i miei figli – ha detto Juan Jesus stringendo a sé suo figlio – Nella mia carriera ho sempre provato a essere una persona pulita. Quello che è successo a me è stata una brutta cosa, ho fatto quello che dovevo fare, purtroppo è andata come è andata. Sapevo come sarebbe andata a fine. Nel calcio si può vincere, si può perdere, ma preferisco vincere qualche trofeo in meno e essere un esempio per i bambini”.

L’iniziativa “Alleniamoci per la Pace” organizzata da Arci Mediterraneo per dare un calcio al razzismo e alla guerra, lanciando un messaggio di Pace con il patrocinio della comunità afgana, della comunità ebraica, della comunità ucraina e con il sostegno delle varie comunità arabe e africane del territorio di Napoli al centro sportivo Kodokan di Piazza Carlo III lunedì 20 maggio. Alla realizzazione dell’evento hanno collaborato Eventi Sociali APS, la Scuola Calcio Asd Petrarca di Napoli, con i bambini e le bambine dell’Educativa Territoriale ARCI di Borgo Sant’Antonio Abate, Antinoo Arci Gay e il Kodokan di Napoli. Solo dai giovanissimi può fiorire la Pace di domani e chi scende in campo sa già cos’è la guerra, nonostante la giovanissima età.

Tra i protagonisti di questa giornata c’era Anhelina, 9 anni, (ne aveva 8 quando è arrivata in Italia), originaria di Ivanofrankivsk, città dell’Ucraina occidentale. Anhelina non ha più notizie di suo padre dall’inizio della guerra. Lei e sua madre, Lilia, non hanno più nessuno in Ucraina perché Lilia è cresciuta in un orfanotrofio e oggi sono ospiti nelle strutture gestite da Arci Mediterraneo. Summera, invece, arriva con suo figlio Ali dal Pakistan. Si sono lasciati alle spalle un marito e un padre violento ma non le cicatrici e i traumi fisici, frequenti e ripetuti, subiti in passato, anche loro sono ospiti dell’Impresa sociale Arci Mediterraneo, guidata da Mariano Anniciello, che opera nel terzo settore dagli anni ’90 e che dal 2013 si occupa di accoglienza per migranti nel Centro-Sud. E proprio attorno al calcio ha visto un momento importante di aggregazione costruendo una squadra con ragazzi beneficiari di progetti di accoglienza.

Questo il video di Napolimagazine:

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