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Piazzale Tecchio cambia nome, sarà dedicato a Giorgio Ascarelli

Gianmarco Ruocco
Gianmarco Ruocco
3 Min di lettura

Il comune di Napoli ha deciso di avviare l’iter per cambiare il nome a piazzale Tecchio e dedicarlo a Giorgio Ascarelli, primo presidente azzurro. Ripercorriamo la storia dei due personaggi che si “contendono” la piazza

Il comune di Napoli ha avviato l’iter per cambiare l’intitolazione di Piazzale Tecchio e dedicarla a Giorgio Ascarelli, primo presidente del Calcio Napoli. Una scelta che si intreccia con oltre un secolo di storia e contrappone due figure tra loro agli antipodi. Vincenzo Tecchio, da cui attualmente la piazza prende il nome, fu un deputato italiano sotto il regime fascista, dal ’29 al ’43. Esso ebbe una forte impronta su Fuorigrotta, fu lui stesso, infatti, ad avviare l’edificazione della Mostra d’Oltremare. Un fiore all’occhiello della città partenopea, al tempo, la cui costruzione ebbe però un prezzo salatissimo. Per fare spazio all’immensa opera architettonica, di fatti, fu raso al suolo un intero quartiere popolare, l’ex Rione Castellana.

Giorgio Ascarelli, al contrario, nella sua breve vita, morì all’età di 36 anni, lasciò il segno all’interno del mondo calcistico napoletano. A lui si deve infatti la costruzione dell’ex stadio Vesuvio, in zona ferrovia, raso al suolo durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Alla sua morte, nel 1930, lo stesso stadio perse il nome del celebre vulcano e, a furor di popolo, venne dedicato al suo ideatore, Ascarelli stesso. Una scelta, però, non gradita al regime fascista, Ascarelli era infatti ebreo. Le camice nere colsero dunque la prima occasione utile per cambiare ulteriormente la dicitura dell’impianto sportivo, che divenne “Stadio Partenopeo”.

Una decisione dalla così forte carica simbolica, come quella portata avanti da Palazzo San Giacomo, non può che essere accolta con entusiasmo. Essa, infatti, si pone in perfetta linea con i dictat costituzionali, nel passaggio di apologia al fascismo. Decidendo di sostituire la dicitura di un convinto fascista come Tecchio, non si opera infatti in ottica di cancel culture. Al contrario si riconsegna alla città il vanto di una personalità unica come quella di Ascarelli, troppo spesso dimenticata.

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