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Mancini: “Italia-Inghilterra un classico. Mi aspetto la spinta dei napoletani”

Mauro Cucco
Mauro Cucco
4 Min di lettura
© Getty Images for Figc

Roberto Mancini, Ct della Nazionale Italiana, ha parlato in conferenza stampa da Coverciano in occasione del raduno degli azzurri in vista delle qualificazioni europee contro Inghilterra e Malta. E’ la prima volta che l’Italia si ritrova senza Gianluca Vialli: “Non è semplice per noi, dobbiamo provare a fare bene anche per lui”. E magari vincere un altro Europeo: “Ma prima dobbiamo qualificarci”. “Ormai Italia-Inghilterra è diventato un classico – conferma Mancini – un po’ come Italia-Germania. Sono da diverso tempo una grande nazionale, piena di giocatori di talento, di forza e di tecnica. Hanno più scelta di noi per tanti motivi, ma a Napoli vogliamo disputare una bella partita, giocare bene e iniziare bene queste qualificazioni. Sarà una gara dura come lo sono state tutte le altre, mi aspetto come sempre una bella spinta dai tifosi napoletani”.

Mancini, viste anche le defezioni di Immobile e Raspadori, ha deciso di convocare Mateo Retegui. “Lo seguivamo da tempo – confessa il Ct – ha qualità ed è un ragazzo giovane e sveglio. Non pensavamo dicesse di sì, la speranza è che possa essere importante. Non so per quale motivo vengano fuori pochi attaccanti, siamo davvero molto limitati nel reparto offensivo. Ci sono gare a livello Primavera che non hanno italiani. Abbiamo tre squadre ai Quarti di finale di Champions League, ma su tre squadre gli italiani al massimo sono 7/8. La realtà è questa”.

Argentino di nascita, ma con il passaporto italiano, Retegui riaccende la discussione sull’opportunità di convocare oriundi in Nazionale: “Siamo messi peggio di Soutghate, se c’è la possibilità di prendere nuovi giocatori li prendiamo. Anni fa dissi che in Nazionale dovevano giocare i calciatori nati in Italia, ma non c’era ancora questo problema qui e il mondo è cambiato. Tutte le nazionali europee hanno giocatori naturalizzati, noi abbiamo ragazzi che hanno fatto tutta la trafila con noi e poi sono stati presi dalla Nazionale maggiore di altre nazioni”.

Il lavoro di scouting è fondamentale e da tempo la Serie A non è più l’unico campionato di riferimento: Gnonto qui non l’ha preso nessuno, però gioca titolare in Premier League. C’è Oristanio, che gioca bene in OLanda. Zaniolo è un po’ l’emblema, non giocava e poi s’è ritrovato titolare in Champions League. Dobbiamo cercare di andare a scovarli da qualche parte, in tutti i modi”.

Se i calciatori convocabili sono pochi, il motivo è anche che in Italia non gioca più nessuno per strada: “Noi – ricorda Mancini – giocavamo 3-4 ore per strada e poi andavamo ad allenarci, oggi questo non accade più. Non è un caso se i giocatori nascono ancora in quei paesi, come Uruguay, Argentina o Brasile, dove si gioca ancora molto per strada”.

Detto che per gli assenti, da Zaniolo a Kean, da Zaccagni a Locatelli, le porte della Nazionale restano sempre aperte, la convocazione del classe 2006 Pafundi, la seconda dopo l’esordio di novembre, conferma l’attenzione di Mancini per i giovani. Per il Ct il talento non ha età: “Ha qualità incredibili, è un ragazzo che ha compiuto adesso 17 anni e la speranza è che possa giocare in Serie A e poi essere un calciatore della Nazionale per i prossimi vent’anni. Crediamo molto in lui”.

Fonte: Figc.it

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