Coronavirus, nuovo decreto del Governo: multe più salate e chiarimenti su quadro normativo

Emergenza Coronavirus: un decreto dopo l’altro. Dopo quello di sabato sera che ha riguardato ulteriori misure restrittive (chiusura di attività non essenziali), il Consiglio dei ministri ha approvato, a quanto si apprende, un nuovo decreto legge che introduce sanzioni più dure per chi viola le norme anti contagio e uniforma il quadro normativo

Un decreto legge presentato dal Premier Giuseppe Conte in conferenza nell’Aula della Camera l’informativa urgente del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Chi non rispetta le misure di contenimento contro il Coronavirus, “è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000”. E’ prevista inoltre la “chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni” se si violano gli obblighi previsti per le attività commerciali.

Le Regioni possono adottare o sospendere le misure anti contagio sul loro territorio – sempre secondo la bozza -: entro 24 ore le devono comunicare al presidente del Consiglio e perdono efficacia dopo 7 giorni. Il nuovo decreto mira a regolare i rapporti tra governo ed enti locali nella gestione delle ordinanze anti-Coronavirus. Anche i sindaci possono adottare o sospendere le misure restrittive per 7 giorni previa comunicazione alla Regione. I sindaci non possono adottare ordinanze in contrasto con le misure statali.

Il provvedimento, spiegano più fonti di governo, serve a uniformare il quadro normativo delle disposizioni finora adottate per frenare l’emergenza.

Sono 28 gli ambiti entro i quali potranno essere stabilite restrizioni per combattere l’epidemia del Coronavirus, che andranno attuate comunque “secondo criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità al rischio effettivamente presente su specifiche parti ovvero sull’intero territorio nazionale”. Il decreto riordina le misure messe in campo finora attraverso i vari dpcm e che assorbe, abrogandolo, anche il primo decreto legge che aveva dato la possibilità di istituire le zone rosse all’inizio dell’emergenza. Tra le voci compaiono la possibilità di chiudere negozi, bar ristoranti, le attività produttive, gli uffici della P.a. mandando i lavoratori in smart working. Ci sono poi le limitazioni ai movimenti, sia dall’abitazione per chi è in quarantena (divieto assoluto) sia dai Comuni di residenza o anche, come fatto di recente da alcuni governatori e nel weekend dal governo, dai territori regionali o comunali. Si possono chiudere strade e parchi, oltre che scuole, teatri, cinema, musei, chiese, palestre e parchi.

Infine Conte smentisce: “La data del 31 luglio è astratta, decretata sin dal 31 gennaio. Ma contiamo di chiudere lo stato di emergenza tutto molto prima”

Fonte: ANSA

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