18012020-gattuso1-www.ilmionapoli.itPhoto by Marco Bergamasco © Il Mio Napoli

Gattuso: “Voglio essere credibile più che vincere trofei. Rispetto e stima per Ancelotti”

Il tecnico azzurro si è rivelato in un’intervista rilasciata a Sky Sport

Gennaro Gattuso è sempre più convinto della scelta fatta, di aver accettato l’offerta del Napoli. L’allenatore lo ha rivelato oggi ai microfoni di Sky Sport, in una lunga intervista in cui ha toccato varie tematiche: “Voglio scrivere altre pagine importanti in questo nuovo mestiere. Voglio vincere qualcosa di importante, ma di là dei trofei, mi interessa avere uno stile, coerenza, credibilità, farsi seguire dai propri giocatori”.

Sull’esperienza da allenatore– “Avendo giocato tanti anni a calcio, conoscevo le dinamiche giornaliere, del lavoro costante. Anche se si tratta di due lavori completamente diversi, non basta aver giocato a calcio. Serve una conoscenza tattica non indifferente perchè questo sport è cambiato tanto negli ultimi anni. La grinta che avevo da giocatore sicuramente resta e la trasmetto ai miei giocatori ma non è una soluzione valida per tutti i casi. All’inizio pensavo che bisognasse trattare allo stesso modo tutti i giocatori, solo dopo ho capito che ognuno ha una chiave diversa di lettura ed interpretazione.

Sul cambiamento nel mondo del calcio– “Questo sport è totalmente diverso da quello di 30 anni fa, è cambiato molto. Dieci anni fa vedevamo 30 minuti di spezzoni, non c’era match analysis. Adesso ci sono telecamere fisse, si analizza ogni aspetto della partita e dell’avversario. Abbiamo una quantità di strumenti incredibile. Oggi ci sono rose di 25 giocatori, lo staff e altri 15 fisioterapisti ed altri da gestire, hai la comunicazione che lavora con te, con altre persone. L’allenatore deve dare una linea guida a 70-80 persone, non è facile e la bravura è nel farsi capire subito. La squadra non è solo quella che scende in campo, ma tutti quelli che stanno a contatto con la squadra”.

Sull’amico Ancelotti– “Carlo è sempre stato un punto di riferimento, sia quando ero giocatore che da allenatore. C’è grande rispetto. E’ successo un qualcosa di strano, ma c’è rispetto, mi ha lasciato una grande squadra, tuttora ci sentiamo. Nel calcio paga l’allenatore quando i risultati non arrivano, ma l’amicizia non è cambiata assolutamente. Eravamo padre-figlio ad un certo punto, non giocatore-allenatore, e se ho fatto quello che ho fatto tanti meriti sono suoi”.

Sull’idolo da ragazzo– “Il mio punto di riferimento da giovane era Salvatore Bagni. Era il primo giocatore di cui avevo il poster in camera e causò anche la rabbia di mia madre perchè le rovinai il muro con la colla. Mi sorprese Bagni perchè era uno dei pochi che giocava con i calzettoni abbassati e mi colpì molto”

Sulla chiamata del Napoli- “Le cose stanno andando bene, sapevo di venire in un grande club. Negli ultimi 7-8 anni è diventato uno dei primi al mondo. Mi ha sorpreso la chiamata di De Laurentiis perchè sostituivo Carlo e conoscevo il suo grande valore. Allenare questi giocatori e lavorare in una città così mi dà carica e soddisfazione. Quando andrò via voglio essere ricordato per la serietà, la voglia, per aver fatto cose importanti, poi i giocatori devono essere gli idoli perché loro vanno in campo”.

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