Buco Nero

La foto del secolo, ecco come funziona l’algoritmo che ha creato l’immagine del buco nero

La prima immagine di un buco nero è stata pubblicata nella giornata di ieri dagli scienziati del Event Horizon Telescope (EHT). Tra gli strumenti messi in campo, c’è anche un algoritmo creato da una studentessa del MIT. L’algoritmo, che Kate Bouman chiama CHIRP (Continuous High-resolution Image Reconstruction using Patch priors), è stato sviluppato per combinare i dati degli otto radiotelescopi di tutto il mondo che lavoravano per il consorzio. Tali dati, alla fine, hanno generato l’immagine del secolo.

Ad annunciare lo sviluppo dell’algoritmo è stato il MIT, nel 2016. Ha coinvolto un team di ricercatori provenienti da tutto il mondo: il MIT’s Computer Science e Artificial Intelligence Laboratory, l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics e il MIT Haystack Observatory

Nell’annuncio di tre anni fa, il MIT ha descritto il progetto come un modo per “trasformare l’intero pianeta in un grande radiotelescopio”. Dal momento che i segnali astronomici raggiungono i radotelescopi a ritmi leggermente diversi, i ricercatori hanno dovuto capire come tener conto di ciò in modo che i calcoli fossero accurati, facendo si che le informazioni visive potessero essere estratte. Il MIT spiega che “Bouman ha adottato una soluzione algebrica intelligente per questo problema. Se le misure dei tre telescopi vengono moltiplicate, i ritardi aggiuntivi causati dal rumore atmosferico si annullano a vicenda. Ciò significa che ogni nuova misurazione richiede dati da tre telescopi, in modo tale che l’aumento della precisione compensi la perdita di informazioni”.

L’algoritmo, sostanzialmente, ha ricostruito e perfezionato le immagini originali per generare quella che sta facendo il giro del mondo. CHIRP può essere utilizzato anche per qualsiasi sistema di imaging che utilizza l’interferometria radio. I dati raccolti dall’Event Horizon Telescope equivalgono ad una mezza tonnellata di hard disk.

Fonte: Techcrunch

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