Addio a Keith Flint: il cantante dei Prodigy suicida a 49 anni

Keith Flint, cantante e ballerino dei Prodigy, è stato trovato morto questa mattina nella sua abitazione nell’Essex. Sul profilo Instagram del gruppo Liam Howlett scrive: “La notizia è vera. Non ci credo ma devo dirvi che nostro fratello Keith si è ucciso nel weekend. Sono scioccato, arrabbiato, confuso e col cuore spezzato”. La sua scomparsa, a soli 49 anni, sembra essere il sigillo su un’epoca musicalmente rivoluzionaria e travolgente. Quella che ha portato una generazione di nuovi “non musicisti” a dominare le scene inglesi e internazionali, con una musica che era carica di elettronica e tensione.

Se c’è un volto, un’immagine che incarna alla perfezione gli anni Novanta in Inghilterra, quel misto di punk, psichedelia, techno, dance e i resti della ribellione giovanile della rave generation, è proprio quello di Flint

I Prodigy, come i Chemical Brothers, hanno contribuito, alla trasformazione della dance elettronica in un suono da grandi arene. Hanno fatto del loro “big beat” un genere (con la complicità non indifferente di Fat Boy Slim), e per poco meno di un decennio hanno suonato musica esplosiva e innovativa, il “rock” di una nuova generazione. Flint era di Braintree, Essex, come gli altri fondatori della band, in particolare Liam Howlett e Leroy Thornhill con i quali mette in piedi la ditta alla fine degli anni Ottanta.

È alla metà degli anni Novanta che Flint, dopo aver fatto da “ballerino” per la band, prende il ruolo di frontman, quando canta Firestarter, quello che accende il fuoco, con un look a metà tra il punk e l’horror. Totalmente in controtendenza con l’avvento e il dominio delle classifiche da parte delle boy band di bei ragazzi educati, e delle formazioni del britpop. I Prodigy sono una band diversa dalle altre, così come i Chemical Brothers, non hanno una struttura classica e nemmeno dei ruoli assolutamente definiti. Flint è il “poster boy”, l’immagine più forte e pubblica, ma non è il leader o l’unico frontman. È un divo di specie diversa, quindi, più adatto alla nuova era dei dj che non a quella delle rockstar.

Il suo impatto in scena era, comunque, devastante, potente, molto personale, e la sua presenza, oltre che la sua voce, contribuisce moltissimo al successo della formazione inglese nei tre dischi più famosi

Experience del 1992 e soprattutto i due capolavori del gruppo, Music for the jilted generation del 1994 e The fat of the land del 1996. La band ha continuato per tutti gli anni duemila a produrre musica interessante e soprattutto grandi show, sostenuti dalla notevole presenza scenica di Keith Flint, dal suo modo di cantare adatto a coniugare punk, dance e elettronica, dalla sua travolgente energia. L’ultimo album del gruppo, No tourist, che vedeva anche un brano scritto da Flint, Champions of London, era uscito nello scorso novembre e la formazione si apprestava a iniziare un nuovo tour a maggio. Tour che è facile immaginare verrà per il momento sospeso.

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