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De Laurentiis contestato dagli ultras del San Paolo: i pareri di Trombetti, Giordano e Nino D’Angelo

Aurelio De Laurentiis è stato duramente contestato dagli ultras delle due curve del San Paolo per tutta la durata del match tra Napoli e Torino. Al presidente dei partenopei vengono imputati i pochi investimenti fatti nelle ultime campagne acquisti, le stilettate rivolte a mister Sarri e l’atteggiamento soft avuto dopo le polemiche di Inter-Juve. In realtà quello tra il patron e gli ultras è un amore che non è mai sbocciato in 14 anni perchè, come ricorda l’edizione odierna de Il Mattino, il presidente non ha mai concesso “aperture” agli ultras, di qualunque tipo.

Il Mattino raccoglie alcuni pareri in merito alla presa di posizione dei tifosi delle curve contro De Laurentiis.

Il matematico Guido Trombetti, già rettore della Federico II e vicepresidente della giunta regionale, ma soprattutto tifoso al di sopra di ogni sospetto, non si fa capace. «Trovo inspiegabili le critiche: da otto o nove anni siamo ai vertici del calcio italiano e dal 2010 siamo in Europa. Squadre blasonate come Milan, Inter e Roma non possono dire lo stesso. Vero – ammette Trombetti -, Sarri ha fatto vedere il più bel gioco d’Europa, ma anche la gestione societaria è invidiabile: altre società sono piene di debiti. Lo scudetto? Su 115 campionati, solo due sono andati a squadre del Mezzogiorno: i fattori di contesto sono fondamentali. E se si aggiungono i piccoli favoritismi a favore della Juve, che è già fortissima, non c’è niente da fare. Posso capire che l’atteggiamento guascone del presidente possa non piacere, ma è una follia attribuire a De Laurentiis tutti i demeriti e a Sarri tutti i meriti. Se a gennaio si doveva rinforzare la rosa? Sì. Ma i giocatori che voleva il tecnico non sono venuti. Comprare qualcuno che sarebbe rimasto in panchina come Rog e Diawara sarebbe stato inutile. Detto questo, se dieci giorni fa l’Inter avesse battuto la Juve ora canteremmo un’altra canzone».

Nino D’Angelo, che conosce bene il produttore (De Laurentiis – a proposito – lo volle nel film Tifosi, accanto a un certo Diego Maradona), ma anche quel popolo che palpita per la causa azzurra, affonda le mani nelle viscere di un amore. «Aurelio deve capire che con il Napoli s’è comprato anche un po’ il sentimento di un popolo. I tifosi che lo contestano sono quelli che nella vita perdono sempre, e che almeno col calcio una volta tanto vorrebbero vincere. È la parte più popolare, la più povera, quella che non conta niente. Quella che prende solo mazzate».

Antonio Giordano, oncologo, patologo, genetista e ricercatore che a Philadelphia dirige lo Sbarro Institute per la ricerca sul cancro, motiva così il mancato feeling: «La città reagisce in modo irrazionale, ma dobbiamo capire che la Juve è come una grande industria, mentre il Napoli è una media impresa: sono due modelli differenti. Il Napoli di Ferlaino – dice lo scienziato, amico personale di De Laurentiis – vinse contro colossi come Milan, Juve e Inter, ma poi si trovò in bancarotta. Ci abbiamo messo anni per riprenderci». Anche Alessandra Clemente, assessore comunale alle Politiche giovanili, individua nella distanza a volte incolmabile tra testa e cuore la causa di un’intesa intermittente. «Probabilmente le regole del business non sono allineate con quello che vorrebbero i tifosi. Ma se Sarri, che parla da operaio e si presenta in tuta, è uno di noi, De Laurentiis ha fatto di tutto per vincere, non vendendo i calciatori più forti. Il tema, piuttosto, l’ha centrato il sindaco, parlando di una forte sudditanza psicologica degli arbitri verso i poteri forti. Domenica scorsa, comunque, i napoletani hanno dimostrato al San Paolo la consapevolezza di aver vissuto un grande sogno collettivo».

Fonte: Il Mattino

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