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ESCLUSIVA – Rivellino e il ricordo della prima Coppa Italia del Napoli contro la Spal: “Ora tocca a Sarri e Mertens per lo Scudetto!”

admin
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La partita di questo pomeriggio tra Spal e Napoli riporta alla mente un importantissimo precedente tra le due squadre, ovvero la finale di Coppa Italia del 21 giugno 1962 con gli azzurri che, pochi giorni dopo aver centrato la promozione in Serie A, vinsero il primo trofeo della storia del club proprio contro i ferraresi. Un primato (condiviso con il Vado, vincitore della prima edizione nel 1933) per una squadra che all’epoca era formata da diversi giovani napoletani, tra cui Rosario Rivellino che abbiamo contattato per farci raccontare quella partita e per parlare del Napoli di Sarri.

Rivellino, cosa ricorda di quella finale?
“Ricordo tutto. Ricordo che fu una settimana favolosa perchè nell’arco di pochi giorni giocammo una delicata partita di reucpero col Verona che dovevamo vincere per salire in Serie A e che vincemmo 0-1 al Bentegodi, per poi andare a vincere il 21 giugno la finale a Roma. Fu una grande emozione”.

E a quei tempi non esiteva il turn-over
“A mio parere il turn-over deve essere un qualcosa di limitato a pochi giocatori. I campioni, ad esempio, non dovrebbero fare mai turn-over: sono sempre del parere che sia meglio avere in campo un ottimo giocatore seppure fuori forma rispetto ad un giocatore mediocre ma in ottime condizioni. Perchè il grande giocatore può sempre incidere con la sua qualità”.

Quindi sta dicendo che uno come Mertens non dovrebbe riposare neanche contro la Spal?
“Un calciatore come Mertens, in questo momento di particolare euforia, non puoi tenerlo fuori. Un calciatore in fiducia che si sente idolatrato da tutti deve continuare a giocare perchè il morale vale più della forma fisica, ti può dare tantissimo anche se sta giù fisicamente. Dal mio punto di vista è più importante il morale del calciatore che la condizione fisica. E poi Mertens possiede una dote che non ha nessuno…”
Quale?
“E’ un ambidestro naturale, si gira rapidamente e sa dribblare l’uomo sia dalla destra che da sinistra. E poi è capace di tirare da fermo con un eguale potenza di quando è in movimento. E’ il classico giocatore che, ad esempio, io da ex difensore non vorrei mai affrontare perchè ti potrebbe superare in qualsiasi momento. Trovatemi in circolazione un attaccante come lui, con questa dote di ambidestro naturale e con quelle accelerazioni. Neanche Higuain è così capace: il Pipita sa tirare anche col sinistro, ma non è un ambidestro naturale come Dries”.

A questo è d’obbligo chiederle un parere sul confronto con Maradona per i due gol alla Lazio.
“Se intendiamo paragonare soltanto i due gol dico che il paragone ci può stare perchè sono simili a livello di furbizia, di scaltrezza, di riflessi. Ma il talento dei due calciatori non si può paragone: perchè Maradona è nato calciatore, Mertens lo è diventato”.
Mertens diventato centravanti grazie al lavoro di Sarri
“Sarri ha dei grandissimi meriti. Sono un Sarriano convinto. Il suo arrivo ha rappresentato la fortuna del Napoli nel dopo Benìtez. Non potrei mai contestarlo ma contesto quello che si dice, ovvero che Mertens sia diventato un centravanti così prolifico grazie a Sarri. Lo era anche prima, il punto è che nessuno se ne era accorto e lo ha scoperto alla soglia dei 30 anni”.

Invece parliamo di Hamsik: lei è d’accordo con questa gestione di Sarri?
“Per me quando un giocatore è proprio fuori forma in termini di attenzione e deconcentrazione, sarebbe meglio tenerlo a riposo. Marek in questi anni ha cambiato atteggiamento in campo: non è mai stato un incontrista, ma era sempre votato a fare gol perchè giocava più avanti. Ora sta più al centro ed ha il compito di coprire. Però mi permetta una riflessione…”.

Prego…
“I calciatori, come tutti gli atleti, spendono più energie nervose che fisiche, altrimenti non si allenerebbero tutti i giorni. Allora, un calciatore come Hamsik, centrocampista, capitano e idolo, un punto di riferimento in campo, uno di quelli che rappresetanto una garanzia nel gioco della squadra, sarebbe opportuno che staccasse la spina per recuperare la miglior condizione mentale. Ad esempio, una tre giorni in montagna con la famiglia, lontano dal calcio. E’ un consiglio che do. Stare sotto l’occhio del ciclone non aiuta. E quando sei sotto pressione non riesci a recuperare mentalmente. Servirebbe riposo assoluto”.
Da ex-difensore, invece, vede dei miglioramenti nella fase difensiva?
“Qualcuno è migliorato, qualcun’altro ancora no. Ma la squadra non va mai giudicata per un solo reparto. La difesa sta andando bene perchè stanno facendo bene a centrocampo, la squadra si sta amalgamando bene. Il miglior difensore è l’attaccante che rientra e che da una mano al centrocampo con Mertens, Callejon e Insigne che rientrano a volte fino alla propria porta”.

Con lei il Napoli vinse il suo primo trofeo, mentre sono trascorsi tanti anni dall’ultimo Scudetto…
“Secondo me è l’anno buono ed è l’anno in cui si dovrà insistere. Milan e Inter hanno fatto dei grandissimi investimenti, ma sono squadre nuove e non hanno l’amalgama che ha il Napoli, il quale in questo momento lo ritengo superiore anche rispetto alla Juve che qualcosa ha perso in termini di solidità difensiva. Il Napoli ha il grande vantaggio di aver trattenuto tutti i big ed è già il terzo anno che giocano tutti assieme. Bisogna puntare quest’anno, perchè l’anno prosimo potrebbe essere più difficile, una vera e propria guerra con le due milanesi che saranno sempre più forti”.

Così come voi, nel 1962, non potevate scegliere tra la Serie A e la Coppa Italia, allo stesso tempo questo Napoli non può permettersi di snobbare la Champions per fare bene in campionato.
“Sono d’accordo, ma c’è da dire che quel Napoli che ha vinto la Coppa Italia era composto al 90% dai giovani come me, Monteusco e Iuliano che poi sono passati stabilmente in prima squadra. In quella finale giocò la formazione più forte possibile, però la Coppa Italia fu sfruttata soprattutto per lanciare i giovani: una scelta che ha diede i suoi frutti”.
Ma è pensabile rivedere una squadra di Serie B che vince la Coppa Italia?
“Oggi è più difficile perchè il divario tra A e B è molto più elevato: all’epoca c’era meno dislivello di valori tecnici. Oggi non è pensabile una cosa del genere anche per una questione di differenze economiche”.

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