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Nazionale: un modulo che “sacrifica” Insigne e non solo

admin
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Nel commentare la disfatta dell’Italia contro la Spagna, la Gazzetta dello Sport ci è andata giù dura con, l’attaccante del Napoli, Lorenzo Insigne, al quale è stato dato un 4,5 come voto, per la sua prestazione.
Questa la valutazione della Rosea: “Ala sinistra scomparsa, nel senso che per lunghi tratti si smarrisce nel bosco della sua fascia e nessuno riesce a trovarlo. Lontano da Napoli, anzi dal Napoli di Sarri, Lorenzo non “joga bonito”. Disonora la 10 ma non è tutta colpa sua“. Sembrerebbe che sulla questione della 10, che ha visto protagonista anche Rivera con i suoi commenti fuori luogo, sia arrivata la smentita del giornalista, autore del pezzo, ma non è questo il problema.
Il problema sta nel comprendere il perchè di questa prestazione “anomala” del napoletano che tanto bene ha fatto nelle prime partite stagionali con il Napoli.
Partendo dal fatto che non è mai giusto parlare con il senno di poi, non si possono non considerare le colpe del CT Ventura che, con il suo 4-2-4, non ha convinto mai a pieno. È vero che ha quasi sempre vinto, ma la caratura degli avversari non è mai stata alta.
Il modulo di gioco non ha sacrificato solo il talento di Insigne, ma anche quello di Verratti, costringendoli a giocare fuori ruolo. Ed è un vero peccato visto che i due rappresentano la nazionale che è e che verrà.
Insigne, ormai consacrato come uno dei migliori esterni offensivi d’Europa e al massimo esaltato dal gioco di Sarri, esprime le sue abilità con il 4-3-3.
Lo stesso vale per Verratti che, ormai da 5 anni al PSG, è abituato a scenari internazionali di grande rilievo ed è protagonista indiscusso nel centrocampo del 4-3-3 dei parigini.
Fatta questa considerazione, è lecito chiedersi perchè Ventura continui a convocare giocatori che poi snatura con il suo credo calcistico e non ne convoca altri più idonei.
È ovvio che il problema non è la convocazione di giocatori di talento come Insigne, ma è la non capacità, dell’allenatore, di saper adattare il proprio gioco ai campioni che ha a disposizione.
Pensiamo al primo anno di Sarri al Napoli che ebbe la capacità e l’umiltà di saper cambiare, in corsa, un sistema di gioco che nella prima parte di stagione non diede i risultati sperati.
Ci si augura che qualcosa possa cambiare per la Nazionale in vista dei prossimi impegni: ci sono altre tre partite da giocare nel girone e un play-off ancora da conquistare (servono almeno 7 punti).

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