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Insigne si prende il Napoli nell’anno della consacrazione

Matteo Calitri
Matteo Calitri
2 Min di lettura

Lorenzo Insigne e il Napoli. Una storia d’amore nata ancor prima che il talento di Frattamaggiore indossasse la maglia azzurra. Una storia d’amore con qualche litigio, qualche fischio di troppo, qualche reazione fuori luogo ma si sa, nel calcio basta un gol per riappacificarsi. Correva la stagione 2011/2012 e già si stava diffondendo nell’ambiente partenopeo il nome di Insigne che tanto bene stava facendo nel Pescara di Zeman. L’anno successivo sarebbe arrivato il debutto con la maglia del Napoli di Mazzarri, che iniziò a inserire gradualmente lo scugnizzo nella sua squadra. Con Benitez arrivò la continuità nelle presenze ma non nelle prestazioni, anche a causa di un modulo che lo penalizzava. Segna poco dicevano, ma i tanti si sono dovuti ricredere quando sulla panchina azzurra è arrivato Maurizio Sarri.

Insigne e la sua classica esultanza

Con l’allenatore toscano Insigne è diventato il Magnifico, ha iniziato una crescita continua che lo ha visto in questi due anni protagonista di gol, assist per i compagni, giocate di alto livello. Ha preso per mano la sua squadra, si è imposto come uno dei leader in campo, fino ad essere riconosciuto come merita, ovvero come uno dei migliori talenti italiani in circolazione. Manca ora l’ultimo step, la consacrazione definitiva, non solo più con la maglia del Napoli ma anche con quella della Nazionale e di conseguenza sulla scena mondiale. Del resto viviamo in un periodo storico dove i numeri 10 italiani si contano sulle dita di una mano: nell’anno del Mondiale e in quello che potrebbe essere un anno decisivo per il Napoli, Insigne ha l’occasione di imporsi definitivamente sulle scena nazionale e internazionale. La tecnica c’è, il talento pure: sta a lui sfruttare il momento per diventare uno dei più forti numeri 10.

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