VENTURA-ITALIA-NAZIONALE1© Adnkronos

Italia, la rivoluzione deve essere culturale prima che sportiva

Il punto più basso è stato toccato e di solito, quando lo si raggiunge, altro non si può fare se non rialzarsi. Una frase fatta, di quelle cha fanno un po’ retorica, di quelle che si dicono per cercare di tirare su il morale dopo un fatto poco felice, di quelle che da ieri si ripetono subito dopo il finale di Italia-Svezia. Di norma, l’avvenimento negativo viene utilizzato come molla da far scattare per dare il la alla rivoluzione, ricostruzione o come la si voglia chiamare, volta a ripartire e ad aggiustare ciò che non funziona.

Il problema, almeno quello principale, non è tanto la mancanza di giocatori di qualità da cui partire – poiché una base c’è – quanto l’atteggiamento tutto italiano nell’affrontare le situazioni da rimediare, che è quello di parlarne un paio di settimane, ora che le acque sono agitate, per poi lasciare tutto invariato. Ormai sono anni che si ripete la solita solfa della poca importanza data ai vivai, del poco impiego di giocatori giovani nelle prime squadre, della poca presenza di italiani nelle big.

Il problema è culturale: in Italia, nel mondo del calcio, conta sempre e solo il risultato. Non c’è tempo per l’attesa, per la crescita, per la sperimentazione, per lo sviluppo di un’idea. O vinci subito, non importa come, o sei un perdente. Il che spinge gli allenatori, soprattutto delle grandi squadre, ad affidarsi a giocatori già pronti, magari in avanti con gli anni, senza attenzione al ricambio generazionale. Non è un caso che, uno dei pochi allenatori italiani, forse l’unico, che presta maggior attenzione al gioco che al risultato, viene accusato di non vincere niente (Maurizio Sarri, se non fosse chiaro).

Fin quando a dominare sarà la cultura del risultato, sarà più complicato far rinascere il calcio italiano, a meno che, madre natura non sforni talenti a ripetizione come successo negli anni passati. Non resta ora che ripartire da quei pochi giocatori di qualità come Insigne, Verratti, Bernardeschi, Berardi, che per qualche mistero occulto non sono riusciti a trovare spazio in questa Nazionale buttata fuori dal Mondiale.

LASCIA UN COMMENTO

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi richiesti sono contrassegnati *